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Chiusure negozi in Russia. Strategie temporanee o definitive?

 

Tre mesi dopo l’invasione del 24 febbraio, molti russi stanno subendo un duro colpo al loro business. I vasti centri commerciali di Mosca si sono trasformati in inquietanti distese di vetrine chiuse un tempo occupate dai brand europei.

A causa delle raffiche di sanzioni senza precedenti e inaspettatamente estese da parte dei governi occidentali e di punizioni economiche da parte delle società, decine di migliaia di posti di lavoro una volta sicuri sono stai messi in discussione in brevissimo tempo.

A marzo Lvmh, il più importante brand europeo con 76 maison e 64,2 miliardi euro nel 2021, ha sbarrato gli ingressi delle sue 124 boutique nel territorio russo, seguito anche da Kering (al quale fra gli altri fanno capo Gucci, Balenciaga e Bottega Veneta), Prada, Hermès, Richemont e Chanel.

Anche McDonald’s, la cui apertura in Russia nel 1990 è stata un fenomeno culturale, si è ritirato completamente dalla Russia in risposta alla sua invasione dell’Ucraina. Ed IKEA, sintesi dei comfort moderni a prezzi accessibili, ha sospeso le sue operazioni.

La chiusura temporanea dei negozi retail in Russia non è prevista dalle norme sanzionatorie attualmente in vigore in Europa, è una scelta volontaria che è stata presa da molti brand nazionali ed internazionali.

“Se cammini nei centri commerciali di Mosca, puoi vedere che molti negozi di moda, hanno semplicemente abbassato le saracinesche. I loro scaffali sono ancora pieni, le luci sono ancora accese. Semplicemente non sono aperti. Quindi non si sono ancora ritirati. Stanno aspettando di vedere cosa succede dopo.” spiega Denis Giovanelli – CEO Tecnoshops, e prosegue, 

Abbiamo realizzato la maggior parte delle boutique di lusso presenti nel territorio Russo. Non possiamo ancora sapere l’evolversi della situazione, stiamo seguendo con attenzione la situazione direttamente dalla nostra sede di Mosca continuando per il momento a garantire produzione e assistenza locale per i brand Europei. Ma, se la guerra si trascina, molte più compagnie potrebbero uscire dalla Russia. Stiamo arrivando alla fase in cui le aziende stanno iniziando a esaurire il tempo.”

Gli investitori rimangono cauti riguardo ai cambiamenti nel panorama economico in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, con molti investitori che agiscono se la guerra dovesse intensificarsi o prolungarsi, tuttavia, questo atteggiamento comporterà cambiamenti permanenti nel commercio internazionale e nei flussi di investimento tra Russia e Occidente.

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